| Fra erboristeria e magia: la misteriosa Belladonna |
| Scritto da Valentina Testa |
| Giovedì 11 Febbraio 2010 00:00 |
|
Si dice che se ne servano le streghe che vogliano incontrare il Demonio, che si utilizzi durante i sabba per preparare un unguento noto come "sussurro delle streghe", che le sue foglie vengano usate per le operazioni di chiaroveggenza e che abbia anche la proprietà di tenere lontano il malocchio...è la Belladonna, una pianta dalle mille risorse!
Ma anche allontanandoci dal mondo della magia, la Atropa Belladonna facente parte della famiglia delle Solanacee, è davvero un’erba dalle innumerevoli virtù terapeutiche.
La Belladonna è dotata di un fusto robusto e ramificato, dall’altezza tra i 70-150 cm, i fiori sono formati da una corolla a 5 petali a forma di campanula di un viola cupo, le sue foglie sono semplici e ovali che nella zona superiore si rimpiccioliscono in proporzione col fusto; inoltre sono ricoperte di peli ghiandolari che causano lo sgradevole odore che caratterizza la pianta.
In fitoterapia la Belladonna è usata per le sue doti spasmolitiche dato che l’ingrediente terapeutico principale della pianta è l'atropina: una molecola che agisce come antagonista dell’acetilcolina, ovvero un neurotrasmettitore che stimola la contrazione muscolare.
In omeopatia invece, le pillole realizzate con belladonna dovrebbero avere gli effetti sulle seguenti patologie: faringiti, rinofaringiti, tracheobronchiti, tonsilliti, febbre, convulsioni infantili da febbre elevata, cefalea, infiammazioni locali, mestruazioni dolorose, dolori reumatici, tumefazione, attacchi di delirio, ipersensibilità al rumore e alla luce intensa.
Ma le leggende che legano la Belladonna alla stregoneria e che fanno di questa pianta un attraente mistero non sono infondate: la Belladonna se utilizzato in maniera incosciente è un veleno molto potente.
Le sue bacche ad esempio, nonostante l' aspetto invitante e il sapore gradevole, sono velenose e l'ingestione può provocare una diminuzione della sensibilità, delirio, sete, vomito e nei casi più gravi, convulsioni e morte.
I sintomi dell'avvelenamento insorgono molto rapidamente, sono caratterizzati da un senso di aridità, di secchezza e di stringimento nella bocca e nelle fauci, nausea e vomito, midriasi con insensibilità delle pupille alla luce, ambliopia e poi amaurosi; andatura barcollante, difficoltà a reggersi in piedi, vertigini, occhi sporgenti iniettati di sangue, sguardo fisso, stupido o truce, polso frequente, dispnea, emissione involontaria di feci e di orina (paralisi degli sfinteri), la pelle è calda e prude, coperta d'un esantema scarlattiniforme.
In fin dei conti, nonostante la pianta si chiami “Belladonna” perché nel rinascimento le donne la usavano per dare colorito al viso e lucentezza agli occhi, si capisce anche perché “Atropa”, ovvero la Moira che nella mitologia greca taglia il filo della vita…proprio per ricordare che questa pianta causa la morte.
Leggi anche Fra erboristeria e magia: le mille proprietà del Sambuco
|





















Commenti